Le app pensate per i bambini dicono di condividere molto meno i dati per la pubblicità
Abbiamo diviso le app in due gruppi. Da una parte 114 app pensate per i bambini. Dall'altra 141 app «mainstream», cioè fatte per tutti ma usate anche dai bambini, come i giochi più scaricati e i social. La differenza più grande riguarda la pubblicità: dice di condividere i dati con altre aziende per questo scopo il 21% delle app per bambini e il 77% delle app mainstream.
I due gruppi a confronto
Per ogni voce, la percentuale di app di ciascun gruppo. Le prime tre voci vengono dalle etichette privacy degli store, l'ultima dalle privacy policy.
- App pensate per i bambini
- App mainstream (per tutti)
Attenzione a un dettaglio: Apple e Google non definiscono il tracciamento allo stesso modo, quindi conviene guardare i due store separati. Su iPhone la differenza è netta. Su Android è più piccola e, con poche decine di app per gruppo, potrebbe dipendere anche dal caso.
Dicono di condividere i dati con altre aziende per la pubblicità, store per store
- App pensate per i bambini
- App mainstream (per tutti)
Cosa conta come «condividere i dati per la pubblicità»: su iPhone l'app dichiara di usare i dati «per tracciarti», cioè di collegarli a dati di altre aziende per la pubblicità; su Android dichiara di condividerli con altre aziende per «pubblicità o marketing». Non contano i dati che l'app dichiara soltanto come raccolti, senza dire che li condivide.
«La buona notizia è che l'etichetta "per bambini" conta: quelle app dicono di usare molto meno i dati per la pubblicità, e nel codice delle app Android lo vediamo anche nei componenti che contengono. Ma i bambini non usano solo app pensate per loro: usano anche giochi e social fatti per tutti, e lì i numeri cambiano parecchio.»
I giochi popolari dicono più spesso di condividere i dati per la pubblicità, le app per imparare molto meno
Lo stesso confronto, diviso in sei categorie di app. Sotto ogni nome c'è cosa contiene la categoria; il colore indica a chi è rivolta.
App che dicono di condividere i dati con altre aziende per la pubblicità, per categoria
- App mainstream (per tutti)
- Per bambini e adulti
- App pensate per i bambini
Vedi i dati in tabella
| Categoria | A chi è rivolta | App | Dicono di condividere i dati con altre aziende per la pubblicità |
|---|---|---|---|
| Social, chat e community | per tutti (mainstream) | 27 | 77,8% |
| Giochi popolari | per tutti (mainstream) | 101 | 76,2% |
| Video per bambini | per bambini | 23 | 39,1% |
| Giochi per creare e costruire | per bambini e adulti | 35 | 35,3% |
| App di cartoni e personaggi | per bambini | 15 | 33,3% |
| App per imparare | per bambini | 56 | 16,1% |
| Tutte le app | 257 | 52,0% |
Etichette e codice vanno nella stessa direzione
Le etichette privacy degli store le compilano gli sviluppatori, e né Apple né Google le verificano. Per questo sulle app Android abbiamo fatto un secondo controllo: abbiamo guardato quali componenti di terze parti ci sono nel codice. Sono pezzi di software già pronti, fatti da altre aziende, che lo sviluppatore aggiunge alla sua app: per esempio per mostrare pubblicità o per contare quante persone la usano. Questi dati vengono dalle analisi pubbliche di Exodus Privacy, un'associazione no-profit francese.
Quanti componenti di altre aziende ci sono nel codice, in media
Gli stessi componenti, nei due gruppi
Le due misure vanno nella stessa direzione. Le app che dicono di condividere i dati con altre aziende per la pubblicità contengono molti più componenti, e le app per bambini ne contengono molti meno. C'è anche un punto da approfondire: in 7 delle 22 app Android che non dichiarano di condividere dati per la pubblicità il codice contiene comunque un componente pubblicitario. Non basta per dire che l'etichetta è falsa: il componente può essere presente nel codice senza essere usato, oppure la versione analizzata può essere diversa da quella descritta. È un'incoerenza da approfondire, non una scoperta.
La presenza di un componente non dimostra che sia attivo né che trasmetta dati.
Nel codice c'è un salto: nessuna app fra 17 e 24 componenti
Abbiamo messo in fila le 60 app Android in base a quanti componenti di altre aziende contengono. Non troviamo una scala graduale: 42 app ne contengono 16 o meno, 18 ne contengono 25 o più, e fra 17 e 24 non c'è nessuna app. Il punto di separazione è il salto più grande fra due numeri presenti nei dati. L'abbiamo notato guardando i dati, quindi lo presentiamo come un'osservazione da confermare nelle prossime edizioni.
Quante app stanno sotto e sopra il salto
Ogni pallino è un'app. Dentro ciascun gruppo la posizione del pallino non dice quanti componenti ha l'app.
- App pensate per i bambini
- App mainstream (per tutti)
Il salto c'è anche fra le app pensate per i bambini. 22 su 25 stanno nel gruppo basso, e 14 contengono solo strumenti tecnici, come quelli che contano gli utenti o segnalano quando l'app si chiude per un errore: niente per la pubblicità e niente per costruire un profilo di chi la usa. Le altre 3 ne contengono quanti i giochi popolari. Sono poche, e il risultato dipende da come le abbiamo assegnate al gruppo: lo consideriamo un dato da verificare nelle prossime edizioni. I numeri mostrano come stanno le cose, non il perché.
Il componente più diffuso non serve alla pubblicità: è Firebase Analytics, che conta come viene usata l'app ed è presente nell'82% delle app. Fra i componenti per la pubblicità il più diffuso è AdMob (45%); molti altri, come Unity3d Ads, Pangle e AppLovin, sono presenti in circa un'app su tre.
I nomi dei componenti vengono dal catalogo pubblico di Exodus Privacy e si possono verificare uno per uno. Dire che un componente è presente non significa che sia attivo, che trasmetta dati o che chi lo produce si comporti in modo scorretto.
Cosa dicono di raccogliere
Più della metà delle app dice di raccogliere informazioni personali e la posizione. Due dati esistono solo su Google Play: li mostriamo a parte, per le sole app Android.
Tutte le app: cosa dicono di raccogliere
Percentuale delle 257 app.
Solo app Android
Percentuale delle app Android per cui il dato è disponibile.
Le privacy policy spiegano poco ai genitori
Abbiamo letto 230 privacy policy. In ognuna abbiamo cercato dieci informazioni che ci aspettiamo in una privacy policy rivolta anche ai bambini: per esempio se c'è una parte dedicata ai minori, per quanto tempo si tengono i dati e come chiederne la cancellazione. In media ne abbiamo trovate poco più della metà: il 57,0%.
Solo il 26,5% delle privacy policy spiega ai genitori come funziona il consenso. Anche fra le app pensate per i bambini la quota resta sotto un terzo.
Cosa si trova nelle privacy policy
Percentuale delle 230 privacy policy che contengono ciascuna informazione.
Cosa può fare un genitore
Leggere l'etichetta prima di scaricare
Su App Store si chiama «Privacy dell'app», su Google Play «Sicurezza dei dati». La trovi nella scheda di ogni app: è la stessa fonte che abbiamo usato noi.
Ricontrollare i permessi
Nelle impostazioni del telefono puoi togliere i permessi che non servono. Un gioco che chiede la rubrica o la posizione di solito funziona anche senza.
Guardare la categoria
Un'app per imparare, in media, dice di condividere i dati con altre aziende per la pubblicità molto meno spesso di un gioco popolare. Non è una regola assoluta, ma aiuta a scegliere.
Cosa questo studio non dice
Questo studio non valuta se le app rispettano la legge e non dice che qualcuno l'abbia violata. Non dice nemmeno che queste pratiche facciano male ai bambini: non è quello che abbiamo misurato. Non nomina nessuna app: i risultati sono sempre per gruppi e categorie. E il campione è scelto da noi tra le app più usate, non estratto a caso: descrive queste app, non tutto il mercato.
Per giornalisti e ricercatori
- Il rapporto completo (PDF)
Metodo, tabelle, grafici e limiti dello studio. - Il comunicato stampa
Il testo da riprendere, con le note per la redazione. - La nota metodologica
Come abbiamo scelto le app, quali fonti e quali misure abbiamo usato. - I dati app per app
Su richiesta, con l'accordo di non pubblicare i nomi delle singole app. - Contatti
Mirko Evangelisti, team@namikids.app, +39 331 169 2850
Per citare questo studio
Evangelisti, M. (2026). Indice Nami sulla Sicurezza Digitale, rapporto 2026/1. Etichette dichiarate e componenti osservati nelle applicazioni mobili usate dai minori in Italia. Nami Kids. Rilevazione: 8 settembre 2026. https://namikids.app/indice/2026-1
Chi ha fatto questo studio
L'Indice Nami sulla Sicurezza Digitale è la rilevazione periodica di Nami Kids (Nami Group S.r.l.), il parental control educativo, che si occupa di sicurezza e benessere digitale delle famiglie. La sua app per le famiglie arriverà a breve su Google Play.
Siamo un'azienda che lavora in questo settore, e anche la nostra app per bambini contiene contenuti educativi: operiamo nello stesso mercato di alcune delle app analizzate. Lo diciamo apertamente: per questo pubblichiamo il metodo, i numeri escono da un programma e non sono scritti a mano, e riportiamo anche i risultati che non ci fanno comodo. Le altre edizioni sono nella pagina dell'Indice Nami.