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Nami Kids

Indice Nami sulla Sicurezza Digitale, rapporto 2026/1

Quali dati raccolgono le app che usano i bambini

Abbiamo controllato 257 app tra le più usate in Italia da bambini e ragazzi: cosa dicono di fare con i dati, cosa c'è davvero nel loro codice e cosa spiegano ai genitori nelle privacy policy. Le versioni iPhone e Android della stessa app le contiamo a parte, perché hanno etichette diverse.

Pubblicato
22 ottobre 2026
Dati raccolti il
8 settembre 2026
App controllate
257 (180 iOS, 77 Android)

Le app pensate per i bambini dicono di condividere molto meno i dati per la pubblicità

Abbiamo diviso le app in due gruppi. Da una parte 114 app pensate per i bambini. Dall'altra 141 app «mainstream», cioè fatte per tutti ma usate anche dai bambini, come i giochi più scaricati e i social. La differenza più grande riguarda la pubblicità: dice di condividere i dati con altre aziende per questo scopo il 21% delle app per bambini e il 77% delle app mainstream.

I due gruppi a confronto

Per ogni voce, la percentuale di app di ciascun gruppo. Le prime tre voci vengono dalle etichette privacy degli store, l'ultima dalle privacy policy.

  • App pensate per i bambini
  • App mainstream (per tutti)
Dicono di condividere i dati con altre aziende per la pubblicità
21,2%76,6%
Dicono di raccogliere la posizione
31,9%66,7%
Dicono di raccogliere informazioni personali, come nome o email
48,7%62,4%
La privacy policy spiega ai genitori come funziona il consenso
23,1%31,6%
0%25%50%75%100%
Fonte: etichette privacy di App Store e Google Play e privacy policy delle app, dati raccolti l'8 settembre 2026. La voce sulla privacy policy riguarda le 230 app di cui abbiamo trovato la policy.

Attenzione a un dettaglio: Apple e Google non definiscono il tracciamento allo stesso modo, quindi conviene guardare i due store separati. Su iPhone la differenza è netta. Su Android è più piccola e, con poche decine di app per gruppo, potrebbe dipendere anche dal caso.

Dicono di condividere i dati con altre aziende per la pubblicità, store per store

  • App pensate per i bambini
  • App mainstream (per tutti)
Su iPhone (App Store)
11,8%81,4%
Su Android (Google Play)
40,5%64,1%
0%25%50%75%100%
Percentuale di app di ciascun gruppo con il dato disponibile. iPhone: 76 app per bambini e 102 mainstream. Android: 37 e 39.

Cosa conta come «condividere i dati per la pubblicità»: su iPhone l'app dichiara di usare i dati «per tracciarti», cioè di collegarli a dati di altre aziende per la pubblicità; su Android dichiara di condividerli con altre aziende per «pubblicità o marketing». Non contano i dati che l'app dichiara soltanto come raccolti, senza dire che li condivide.

«La buona notizia è che l'etichetta "per bambini" conta: quelle app dicono di usare molto meno i dati per la pubblicità, e nel codice delle app Android lo vediamo anche nei componenti che contengono. Ma i bambini non usano solo app pensate per loro: usano anche giochi e social fatti per tutti, e lì i numeri cambiano parecchio.»

Mirko Evangelisti, founder di Nami Kids

I giochi popolari dicono più spesso di condividere i dati per la pubblicità, le app per imparare molto meno

Lo stesso confronto, diviso in sei categorie di app. Sotto ogni nome c'è cosa contiene la categoria; il colore indica a chi è rivolta.

App che dicono di condividere i dati con altre aziende per la pubblicità, per categoria

  • App mainstream (per tutti)
  • Per bambini e adulti
  • App pensate per i bambini
Social, chat e community27 app: pensati per tutti, ma molto usati anche dai ragazzi
77,8%
Giochi popolari101 app: i giochi più diffusi tra bambini e ragazzi, fatti per divertire e non per insegnare
76,2%
Video per bambini23 app: app di video e streaming con contenuti o profili dedicati ai bambini
39,1%
Giochi per creare e costruire35 app: giochi in cui si costruiscono mondi, si crea o si simula la vita reale
35,3%
App di cartoni e personaggi15 app: app ufficiali di personaggi dei cartoni animati e di marchi di giocattoli
33,3%
App per imparare56 app: fatte per insegnare lettere, numeri, lingue e altre materie
16,1%
Fonte: etichette privacy di App Store e Google Play, 257 app.
Vedi i dati in tabella
CategoriaA chi è rivoltaAppDicono di condividere i dati con altre aziende per la pubblicità
Social, chat e communityper tutti (mainstream)2777,8%
Giochi popolariper tutti (mainstream)10176,2%
Video per bambiniper bambini2339,1%
Giochi per creare e costruireper bambini e adulti3535,3%
App di cartoni e personaggiper bambini1533,3%
App per imparareper bambini5616,1%
Tutte le app25752,0%

Etichette e codice vanno nella stessa direzione

Le etichette privacy degli store le compilano gli sviluppatori, e né Apple né Google le verificano. Per questo sulle app Android abbiamo fatto un secondo controllo: abbiamo guardato quali componenti di terze parti ci sono nel codice. Sono pezzi di software già pronti, fatti da altre aziende, che lo sviluppatore aggiunge alla sua app: per esempio per mostrare pubblicità o per contare quante persone la usano. Questi dati vengono dalle analisi pubbliche di Exodus Privacy, un'associazione no-profit francese.

Quanti componenti di altre aziende ci sono nel codice, in media

App che dicono di condividere i dati con altre aziende per la pubblicità37 app
16,6
App che dicono di non farlo22 app
4,6

Gli stessi componenti, nei due gruppi

App pensate per i bambini25 app
6,4
App mainstream (per tutti)35 app
15,9
Base: le 60 app Android analizzate da Exodus Privacy dal 1° gennaio 2025 in poi.

Le due misure vanno nella stessa direzione. Le app che dicono di condividere i dati con altre aziende per la pubblicità contengono molti più componenti, e le app per bambini ne contengono molti meno. C'è anche un punto da approfondire: in 7 delle 22 app Android che non dichiarano di condividere dati per la pubblicità il codice contiene comunque un componente pubblicitario. Non basta per dire che l'etichetta è falsa: il componente può essere presente nel codice senza essere usato, oppure la versione analizzata può essere diversa da quella descritta. È un'incoerenza da approfondire, non una scoperta.

La presenza di un componente non dimostra che sia attivo né che trasmetta dati.

Nel codice c'è un salto: nessuna app fra 17 e 24 componenti

Abbiamo messo in fila le 60 app Android in base a quanti componenti di altre aziende contengono. Non troviamo una scala graduale: 42 app ne contengono 16 o meno, 18 ne contengono 25 o più, e fra 17 e 24 non c'è nessuna app. Il punto di separazione è il salto più grande fra due numeri presenti nei dati. L'abbiamo notato guardando i dati, quindi lo presentiamo come un'osservazione da confermare nelle prossime edizioni.

Quante app stanno sotto e sopra il salto

Ogni pallino è un'app. Dentro ciascun gruppo la posizione del pallino non dice quanti componenti ha l'app.

  • App pensate per i bambini
  • App mainstream (per tutti)
App pensate per i bambini25 app Android
22 app
nessuna app
3 app
App mainstream (per tutti)35 app Android
20 app
nessuna app
15 app
0162533
In basso: numero di componenti di altre aziende nel codice. Base: le 60 app Android analizzate da Exodus Privacy dal 1° gennaio 2025 in poi.

Il salto c'è anche fra le app pensate per i bambini. 22 su 25 stanno nel gruppo basso, e 14 contengono solo strumenti tecnici, come quelli che contano gli utenti o segnalano quando l'app si chiude per un errore: niente per la pubblicità e niente per costruire un profilo di chi la usa. Le altre 3 ne contengono quanti i giochi popolari. Sono poche, e il risultato dipende da come le abbiamo assegnate al gruppo: lo consideriamo un dato da verificare nelle prossime edizioni. I numeri mostrano come stanno le cose, non il perché.

Il componente più diffuso non serve alla pubblicità: è Firebase Analytics, che conta come viene usata l'app ed è presente nell'82% delle app. Fra i componenti per la pubblicità il più diffuso è AdMob (45%); molti altri, come Unity3d Ads, Pangle e AppLovin, sono presenti in circa un'app su tre.

I nomi dei componenti vengono dal catalogo pubblico di Exodus Privacy e si possono verificare uno per uno. Dire che un componente è presente non significa che sia attivo, che trasmetta dati o che chi lo produce si comporti in modo scorretto.

Cosa dicono di raccogliere

Più della metà delle app dice di raccogliere informazioni personali e la posizione. Due dati esistono solo su Google Play: li mostriamo a parte, per le sole app Android.

Tutte le app: cosa dicono di raccogliere

Percentuale delle 257 app.

Informazioni personali, come nome o email
55,9%
Posizione
51,2%

Solo app Android

Percentuale delle app Android per cui il dato è disponibile.

Dicono di condividere la posizione con altre aziende76 app con il dato
28,9%
Chiedono almeno un permesso invasivo77 app con il dato
44,2%
Permesso invasivo, in questo studio: l'accesso a rubrica, posizione, telefono, SMS o registro delle chiamate. Non contano microfono e fotocamera, che in molte app servono davvero.

Le privacy policy spiegano poco ai genitori

Abbiamo letto 230 privacy policy. In ognuna abbiamo cercato dieci informazioni che ci aspettiamo in una privacy policy rivolta anche ai bambini: per esempio se c'è una parte dedicata ai minori, per quanto tempo si tengono i dati e come chiederne la cancellazione. In media ne abbiamo trovate poco più della metà: il 57,0%.

Solo il 26,5% delle privacy policy spiega ai genitori come funziona il consenso. Anche fra le app pensate per i bambini la quota resta sotto un terzo.

Cosa si trova nelle privacy policy

Percentuale delle 230 privacy policy che contengono ciascuna informazione.

Una parte dedicata ai minori
83,9%
Per quanto tempo si tengono i dati
79,1%
Come chiedere di cancellare i dati
65,7%
Un riferimento al GDPR, la legge europea sulla privacy
52,2%
Se i dati vanno fuori dall'Unione europea
51,3%
Chi contattare per la privacy
41,3%
Un riferimento alla legge americana sui minori (COPPA)
31,7%
Come funziona il consenso dei genitori
26,5%
Abbiamo cercato le informazioni nel testo pubblicato. Trovarne una non dice se è scritta bene o se rispetta la legge, e non trovarla non è una violazione accertata. Il riferimento alla legge americana COPPA è mostrato solo come informazione: non fa parte delle dieci voci del punteggio.

Cosa può fare un genitore

Leggere l'etichetta prima di scaricare

Su App Store si chiama «Privacy dell'app», su Google Play «Sicurezza dei dati». La trovi nella scheda di ogni app: è la stessa fonte che abbiamo usato noi.

Ricontrollare i permessi

Nelle impostazioni del telefono puoi togliere i permessi che non servono. Un gioco che chiede la rubrica o la posizione di solito funziona anche senza.

Guardare la categoria

Un'app per imparare, in media, dice di condividere i dati con altre aziende per la pubblicità molto meno spesso di un gioco popolare. Non è una regola assoluta, ma aiuta a scegliere.

Cosa questo studio non dice

Questo studio non valuta se le app rispettano la legge e non dice che qualcuno l'abbia violata. Non dice nemmeno che queste pratiche facciano male ai bambini: non è quello che abbiamo misurato. Non nomina nessuna app: i risultati sono sempre per gruppi e categorie. E il campione è scelto da noi tra le app più usate, non estratto a caso: descrive queste app, non tutto il mercato.

Per giornalisti e ricercatori

Per citare questo studio

Evangelisti, M. (2026). Indice Nami sulla Sicurezza Digitale, rapporto 2026/1. Etichette dichiarate e componenti osservati nelle applicazioni mobili usate dai minori in Italia. Nami Kids. Rilevazione: 8 settembre 2026. https://namikids.app/indice/2026-1

Nami, la mascotte di Nami Kids, con una lente d'ingrandimento

Chi ha fatto questo studio

L'Indice Nami sulla Sicurezza Digitale è la rilevazione periodica di Nami Kids (Nami Group S.r.l.), il parental control educativo, che si occupa di sicurezza e benessere digitale delle famiglie. La sua app per le famiglie arriverà a breve su Google Play.

Siamo un'azienda che lavora in questo settore, e anche la nostra app per bambini contiene contenuti educativi: operiamo nello stesso mercato di alcune delle app analizzate. Lo diciamo apertamente: per questo pubblichiamo il metodo, i numeri escono da un programma e non sono scritti a mano, e riportiamo anche i risultati che non ci fanno comodo. Le altre edizioni sono nella pagina dell'Indice Nami.