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9 adolescenti su 10 a rischio online: il divario informativo

Un'indagine europea rivela che 9 adolescenti su 10 sono esposti a rischi online, ma le famiglie italiane spesso non ne sono consapevoli. Un divario informativo che

9 adolescenti su 10 a rischio online: il divario informativo

Il dato che allarma: 9 adolescenti su 10 esposti ai pericoli del web

Nove adolescenti su dieci. È un numero che fa riflettere, quello emerso da una recente indagine della Commissione Europea pubblicata a luglio 2026. Secondo i dati, la quasi totalità dei ragazzi europei si imbatte regolarmente in rischi concreti navigando online. Si parla di cyberbullismo, di bufale (le cosiddette 'fake news') e di contenuti generati da sistemi automatici così sofisticati da essere indistinguibili dalla realtà. La vera notizia, però, è un'altra: le famiglie italiane, spesso, non ne sono a conoscenza.

Questo fenomeno mette in luce un crescente e preoccupante divario informativo tra genitori e figli sui rischi online. Mentre i nostri ragazzi esplorano un ecosistema digitale sempre più complesso, molti adulti faticano a tenere il passo con le sue evoluzioni e le sue insidie. Non si tratta di una colpa, ma di una realtà oggettiva: il mondo in cui i nostri figli socializzano, imparano e giocano è radicalmente diverso da quello della nostra infanzia, e comprenderlo a fondo richiede un impegno costante.

Cosa si nasconde dietro lo schermo? I rischi di oggi

I pericoli non sono più solo legati a siti web palesemente inadatti. Oggi la sfida è più sottile e si annida nelle piattaforme che i ragazzi usano quotidianamente. Il cyberbullismo, ad esempio, non si limita più al singolo messaggio offensivo, ma può assumere forme virali e persistenti, con un impatto psicologico devastante. Le fake news, diffuse ad arte, possono manipolare le loro opinioni su temi importanti, dalla salute alla società.

A questi si aggiunge la crescente difficoltà nel distinguere il vero dal falso. Contenuti audio, video e testuali creati da algoritmi avanzati possono sembrare autentici, esponendo i più giovani a disinformazione o a interazioni con profili non reali. La percezione della realtà dei nostri figli viene messa alla prova ogni giorno, e spesso loro stessi non hanno gli strumenti critici per orientarsi.

Colmare il divario: il dialogo è la prima difesa

Se la tecnologia corre, la soluzione non è vietarla, ma governarla insieme. Il primo passo per colmare il divario informativo è costruire un ponte di comunicazione solido e basato sulla fiducia. Parlare apertamente e senza giudizio dei rischi online non significa spaventare i nostri figli, ma equipaggiarli con la consapevolezza necessaria per navigare in sicurezza. Chiedere loro cosa vedono, quali app usano e se qualcosa li ha mai turbati può aprire una finestra preziosa sul loro mondo digitale.

Creare occasioni di dialogo regolari, magari durante una passeggiata o a cena, rende la conversazione sulla sicurezza online una normale abitudine familiare, non un interrogatorio. L'obiettivo è diventare il loro punto di riferimento, la persona a cui si rivolgeranno in caso di difficoltà, invece di cercare soluzioni da soli o, peggio, nascondere i problemi per paura di un rimprovero o di una punizione, come il sequestro del dispositivo.

Uno strumento per iniziare il dialogo

A volte, per avviare una conversazione, serve un punto di partenza concreto. Strumenti come il Muro Sicuro di Nami Kids possono aiutare a intercettare contatti sospetti, contenuti inappropriati o episodi di cyberbullismo. La notifica di un potenziale rischio sulla dashboard per i genitori diventa così non un pretesto per punire, ma un'opportunità per sedersi accanto al proprio figlio e discutere insieme di ciò che è accaduto, trasformando un potenziale pericolo in un momento di crescita e apprendimento condiviso.

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Domande frequenti

Come posso parlare di rischi online senza spaventare mio figlio?

Usa un approccio calmo e curioso. Invece di elencare i pericoli, parti dalle sue esperienze: 'Ho sentito parlare di questa nuova sfida online, ti è capitato di vederla?'. Concentrati sul fornire strumenti critici, come imparare a riconoscere una notizia falsa o a chi chiedere aiuto, piuttosto che sul proibire.

Mio figlio dice che so meno di lui di tecnologia, come posso essere credibile?

È normale non conoscere ogni app o trend. L'onestà è la tua forza. Ammetti di non sapere tutto e proponi di imparare insieme. Il tuo ruolo non è essere un esperto di tecnologia, ma una guida saggia sui valori e sulle relazioni umane, che valgono tanto online quanto offline.

Da che età è giusto iniziare a parlare di questi temi?

Non appena iniziano a usare un dispositivo connesso a Internet, anche per guardare semplici video. Le conversazioni devono ovviamente essere adeguate all'età. Con un bambino di 6-8 anni si parlerà di non condividere informazioni personali, mentre con un preadolescente si potranno affrontare temi più complessi come il cyberbullismo e la disinformazione.

Fonti

Nami è su Google Play: decidi tempi e app di tuo figlio dal tuo telefono.

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